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Categoria: Approfondimenti
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Pubblicato mercoledi', 08 febbraio 2012 20:10

La situazione ambientale a Brindisi ad inizio 2012
di Francesco Guadalupi
Nei mesi scorsi è stato reso noto uno studio dell'Agenzia Ambientale Europea con il quale si sono analizzati gli impatti ambientali e sanitari dei 622 principali siti industriali europei. Da tale studio emerge come l'impianto Enel di Cerano sia primo in Italia e diciottesimo in Europa per i costi sanitari associati alle emissioni inquinanti. Lo studio valuta in funzione delle metodologie di calcolo tra i 530 e i 700 milioni il costo sanitario pagato dai Brindisini. Il polo energetico di Brindisi è inoltre al primo posto in Italia con l’emissione di 13 milioni di tonnellate di CO2 (dati 2009), abbondantemente superiori quindi alla quota stabilita dalla Direttiva Europea ammontante a 10,4 milioni di tonnellate e che a questi dati vanno aggiunte le emissioni della stessa Edipower.
E’ anche di questi giorni la notizia del deposito della perizia del Dottor Minoia – Consulente tecnico della Procura di Brindisi - nella quale si individua nel carbonile scoperto dell'Enel a Cerano la principale fonte di dispersione di polveri di carbone inquinanti suoli, vegetazione e frutti. La nostra salute viene messa a rischio da comuni inquinanti come particolati, biossido di zolfo, arsenico, mercurio e altri metalli pesanti che la scienza da tempo collega a malattie respiratorie e cardiache, disordini neurologici, dello sviluppo e dell’apprendimento, in misura proporzionale alla distanza dalle fonti di emissione.
Tutto questo è accaduto nonostante che, a Brindisi, cittadini, movimenti ed istituzioni non siano rimasti a guardare. Facciamo un po’ di storia:
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Il 9 Luglio 2007 il Presidente della Provincia M. Errico scrisse ai Ministri dell’allora Governo in carica e al Presidente della Regione Puglia una lettera, di cui è utile riportare qualche stralcio, in cui appalesava il “disastro ambientale” di cui la nostra popolazione era stata vittima e a proposito delle analisi fatte eseguire sui terreni intorno alla Centrale diceva: “dei 243 punti indagati solo 12 risultano privi di contaminazione: 191 presentano una contaminazione attribuibile a Metalli, 39 mostrano una contaminazione dovuta a Metalli e Pesticidi, 1 è contaminato soltanto da Pesticidi”. Non andava meglio l’analisi delle acque nei pozzi che appurava “uno stato di contaminazione riferibile ai parametri: Manganese, Nichel, Selenio e idrocarburi”. Ancora: “ In un mare che registra un continuo innalzamento della temperatura, la centrale ENEL scarica liberamente ogni anno 3 miliardi di tonnellate di acque calde. Gli stessi studi di parte hanno attestato nell’ inverno 2007 la presenza di nuove forme di flora e fauna proprie di mari più caldi”.
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In data 16 febbario 2010 il comitato “NO AL CARBONE" ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Brindisi in cui si chiede di accertare le eventuali ricadute ambientali e sanitarie dovute a uno spropositato utilizzo del carbone movimentato all'interno delle aziende energetiche presenti sul territorio. Ad esso, fra gli altri documenti, sono stati allegati oltre tremila firme di cittadini dell'intero territorio provinciale. E’ stato richiesto,inoltre, di accertare “comportamenti illeciti, dolosi o colposi che siano, nei confronti dell'ambiente da parte di aziende ospiti sul territorio”, e nell’affermativa pretendendone “che tutti i responsabili di questo disastro ne paghino le conseguenze”. Si ricorda che la Magistratura nei casi di urgenza, può adottare i provvedimenti cautelari che ritiene necessari.
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Il 16 settembre 2011 Brindisi Bene Comune, lo spazio aperto, animato da movimenti associazioni singoli cittadini, chiede alle principali autorità politiche e sanitarie che si avvii rapidamente una indagine epidemiologica per stabilire se esiste una correlazione tra i mille veleni emessi, in aria, acqua e suolo, dal gigantesco polo chimico – energetico che da anni è attivo nel nostro territorio e gli inquietanti dati sanitari che emergono da studi parziali condotti a Brindisi. In particolare l’ultimo studio effettuato desta particolare preoccupazione perché ha riguardato i neonati, i nostri figli, il nostro futuro, evidenziando un eccesso di malformazioni congenite, in particolari cardiache oltre il 60% rispetto ai livelli europei.
L’ultimo atto della Centrale Edipower e il primo per la liberazione dal Carbone lo stiamo scrivendo in questi giorni. Alcune forze economiche e sociali presenti nel nostro territorio, vorrebbero trasformare la centrale Edipower in un grande termovalorizzatore nel quale bruciare i rifiuti sia pure trattati (CDR). Il Presidente di Confindustria Brindisi tale Marinò, chiede addirittura che i rifiuti di Napoli, oggi trasportati con delle navi a Rotterdam per essere bruciati, possano presto arrivare a Brindisi, coronando il sogno di Brindisi Capitale d’Italia (della spazzatura).
Purtroppo, si sottace che nel processo di combustione vengono prodotti: gas, diossine, metalli pesanti e polveri sottili altamente dannosi per l’uomo perchè inquinano aria, acqua, terreni.
Studi epidemiologici, anche recentissimi, condotti in Paesi sviluppati e basati su campioni di popolazione molto vasti, evidenziano una correlazione forte tra patologie tumorali (sarcoma) e l’esposizione a diossine derivanti da inceneritori e attività industriali.
Non a caso, in Italia, nell’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie, gli Inceneritori sono classificati come fabbriche insalubri di prima classe e come tali “Debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni” (D.M. 5/9/94 –Elenco delle industrie insalubri; R.D. 1265/1934 Testo unico delle leggi sanitarie).
In conclusione, esortiamo tutte le forze politiche locali e regionali, ad attivarsi affinché l’impianto a Costa Morena venga chiuso e vengano avviati anche i lavori di smantellamento e bonifica del sito, facendo si che esso diventi occasione di lavoro per molti anni, anche per quelle maestranze che ci lavorano dentro e, al termine dei quali si potrà restituire Costa Morena al Porto di Brindisi finalmente disponibile per lo sviluppo di attività portuali oggi impedite.
Invitiamo, infine, le Autorità amministrative a porre maggiore attenzione al ciclo dei rifiuti, che deve essere basato su una strategia Rifiuti Zero, impostata su una comunicazione capillare fatta casa per casa, ove possibile anche con incentivi economici, per convincere i cittadini a fare la Raccolta differenziata e con realizzazione di impianti di compostaggio per la frazione umida-organica e riciclo e riuso di materiali quali il vetro, la plastica, la carta e cartone. Tale gestione del ciclo dei rifiuti rappresenta una opportunità di sviluppo e lavoro per la nostra città.