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giovedi' 20 giugno 2013
Comunicato stampa
Brindisi Bene Comune esprime solidarietà alla Magistratura, ai cittadini e ai lavoratori di Taranto

Il provvedimento della Magistratura di sequestro senza facoltà d’uso degli impianti più inquinanti dell’Ilva pone sul banco degli imputati non solo i proprietari e i dirigenti dello stabilimento, ora agli arresti domiciliari, ma anche una intera classe politica che ha amministrato la città di Taranto.

Una classe politica che oggi balbetta di fronte al disastro sociale, ambientale e sanitario di Taranto, appellandosi al giudice del riesame perché possa rivedere il provvedimento e permettere che tutto torni come prima, ovvero che si continui a morire in silenzio in città e nella fabbrica, garantendo i profitti miliardari dell’ILVA e le rendite di posizione di una classe politica incapace e indecente.

Costoro dovrebbero invece leggere attentamente quanto scritto dal magistrato nelle 600 pagine del provvedimento: “La situazione dell’ILVA impone l’immediata adozione, a doverosa tutela di beni che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta, quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo”. E prosegue affermando che la famiglia Riva ed alcuni dirigenti ora agli arresti domiciliari “realizzavano con continuità e non impedivano una quantità imponente di emissioni diffuse e fuggitive nocive in atmosfera e senza autorizzazione”. Infine il passo politicamente più significativo “Chi gestiva e gestisce l’ILVA ha continuato nell’attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza. Emilio Riva era perfettamente al corrente di tutte le gravi lacune e disfunzioni che caratterizzavano lo stabilimento eppure a parte operazioni di maquillage nulla ha ritenuto di realizzare per eliminare le gravi disfunzioni”.

Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà alla Magistratura di Taranto, ai cittadini e ai lavoratori dell’ILVA da sempre vittime del ricatto occupazionale e oggi ancor di più perché usati come una clava per riaprire lo stabilimento.

Ma da Taranto parte un monito anche per Brindisi, anche da noi il modello di sviluppo che ci è stato imposto contrappone il diritto al lavoro con quello alla salute e alla vita. Un modello che ha esaurito ogni possibilità di sviluppo. Anche qui a Brindisi la classe politica appare inesistente e a confrontarsi con le multinazionali è solo la Magistratura.

Nessuna richiesta di diminuzione del carbone, le torce del petrolchimico continuano a sfiammare per non parlare degli ultimi disastri: dagli incendi dell’Alfa Edile, allo sversamento della soda caustica in mare alle emissioni di vapori di ammoniaca della Peritas.

Il tempo stringe e se si vuole evitare il disastro di Taranto occorre agire in fretta.


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