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sabato 25 maggio 2013
25apr Per una mobilità sostenibile
Perché sono contrario alla riapertura dei Corsi
di Francesco Guadalupi

Il Sindaco Consales ha promesso durante la campagna elettorale, che avrebbe riaperto Corso Garibaldi al traffico veicolare perchè, a suo dire, la situazione attuale penalizza le attività del Centro Cittadino. Lo ha confermato subito dopo il suo insediamento, in un contestato comizio: “Corsi chiusi vuol dire desertificazione, furti nei negozi, cacca dei piccioni ovunque. Riaprirò corso Garibaldi e faremo una immensa isola pedonale su lungomare Regina Margherita, ampliandola al centro storico”.

Premesso che, a detta dei tecnici l'attuale “basolato di Apricena” non è in grado di sostenere un flusso veicolare e che la zona a traffico limitato in questi anni è stata progressivamente rimpicciolita dalle amministrazioni precedenti.

Per quel che riguarda la “desertificazione” dei centri cittadini, fenomeno che a detta di alcuni commercianti avrebbe originato la crisi del commercio sui Corsi, mi sento di dire che appare abbastanza pretestuoso ascriverne le origini alla mancanza di traffico in quanto esistono ben altri e concomitanti motivi che hanno decretato la fine di tante attività economiche, quali: la coesistenza sullo stesso territorio di più centri commerciali, la crisi economica, gli alti fitti, la drastica riduzione del turismo, ecc.

Anzi, c’è da credere invece che, il rilancio del commercio potrà avvenire solo se il centro urbano saprà diventare un polo attrattivo verso la comunità che utilizza l’intera area del Porto, dal seno di Levante a quello di Ponente, dei Corsi e di tutte le vie del centro storico per farne una macro zona pedonale e turistica, piena di attività artigiane, commerciali e culturali, attraversabile a piedi o in bicicletta, liberata dai problemi del traffico e dell’inquinamento.

E’ normale, quando si parla di zone a traffico limitato, parlare anche di mobilità sostenibile! Di solito ci si riferisce alla costruzione e al miglioramento delle reti di trasporto pubblico, alla promozione degli spostamenti a piedi e in bicicletta e alla ricerca di soluzioni che rendano più efficienti le nostre automobili. Ma tutto questo non è sufficiente. Per ottenere un sistema di mobilità davvero sostenibile bisogna ridurre il ricorso all’auto.

Ricordiamo che cosa erano i nostri Corsi prima della loro chiusura al traffico: alte soglie di inquinamento ambientale e acustico che influivano negativamente sulla salute fisica e psichica dei cittadini. Notevoli perdite di tempo che poteva essere dedicato a produzioni utili o allo svago! Per non parlare del danno economico rappresentato dal deterioramento di monumenti e abitazioni ma anche, dal costo di una macchina accesa e ferma in mezzo al traffico.

Come risolvere allora il problema della viabilità a Brindisi tenendo conto dell’assenza di una cultura civica da parte dei concittadini? Si sa che il brindisino è stato educato male e, incentivato dall’assenza di politiche per la mobilità e controlli per il rispetto delle regole, ha sviluppato nel tempo la convinzione che tutto sia lecito, in barba a ogni codice regolamentare, etica ambientale o semplice senso della logica. Questa generale assenza di senso civico ha consentito a questa sub-cultura distorta di proliferare, spianando il terreno ad amministrazioni inadeguate sorrette anche elettoralmente da una cittadinanza impreparata a scelte importanti che, adesso spinge per la riapertura al traffico di zone già chiuse, in controtendenza con il generale indirizzo del Paese che va verso il progressivo abbandono del mezzo privato e la creazione di aree sempre più ampie di zone a traffico limitato.

Si è creata una forma di pigrizia fisica e mentale che impedisce di utilizzare i due grandi parcheggi posti a ridosso del Centro, uno completamente gratuito in Via Spalato e l’altro in Via del Mare a costo estremamente ridotto, e che fa reclamare l’apertura dei Corsi. Vero è pure che non si è mai messo in pratica un piano per la mobilità urbana che prevedesse l’uso di navette elettriche o a gas, per l’attraversamento della città. Continuiamo, infatti, a vedere enormi autobus che collegano le periferie al centro, quasi completamente vuoti, che inquinano e sporcano con poca utilità sociale ed enormi buchi di bilancio.

Il discorso sulla mobilità sostenibile ci consente di aprire una finestra sulla realtà europea che ha avuto maggior successo nel dopoguerra ed è guardata come punto di riferimento in tutto il mondo: la città di Amsterdam.

Negli anni ’60, quando il tasso di motorizzazione cominciò a crescere, la città si trovò ad affrontare forti problemi di congestione del traffico. Inizialmente si ipotizzò di adeguare il centro alle auto, ma poi, anche a causa dei numerosi incidenti mortali che si verificarono a causa dell’alta velocità delle automobili e del forte utilizzo di biciclette, l’amministrazione si convinse ad attuare politiche di sostegno alla mobilità ciclabile. Tutto questo fu reso possibile grazie alla volontà politica, e alla collaborazione di una cittadinanza sensibile a questi temi. Fu estesa una rete ciclabile su sede propria, e furono decretati atti amministrativi volti a favorire l’uso della bicicletta a discapito di quello dell’auto. Laddove le carreggiate erano troppo strette per costruire piste ciclabili, si fece condividere il traffico tra le biciclette e le altre vetture. Però è proprio qui che si evidenziò la forte volontà politica dell’amministrazione di Amsterdam: le auto sono tutt’oggi ammesse nelle vie dove è consentito il traffico ibrido, a patto che rispettino un rigoroso limite di 30 km/h. In caso di incidente, la colpa viene automaticamente attribuita al conducente dell’auto, salvo che riesca a dimostrare il contrario. Questo ovviamente scoraggia non solo le infrazioni, ma lo stesso utilizzo del veicolo privato come mezzo di trasporto.

Queste politiche a favore della mobilità ciclabile ebbero ulteriori e inaspettati risvolti. Più gente per strada significava strade più sicure. Inoltre, con il lavoro, le opportunità di svago, le attività commerciali a breve distanza le una dalle altre, i cittadini di Amsterdam possono adesso godere, grazie all’uso della bicicletta, di una comunità realmente eco-sostenibile. Infine, più gente per strada equivale a maggiori occasioni d’incontro, con ulteriori ricadute positive sulla vita sociale dei cittadini.

Quella di Amsterdam è una bella favola con lieto fine che però, può essere vissuta anche qui nella nostra città.


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