lunedi' 25 settembre 2017


Il nostro programma

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Programma

Il territorio di Brindisi vive oggi una profonda contraddizione: è un territorio fortemente industrializzato, con la presenza del più grande polo chimico energetico probabilmente d'Europa e allo stesso tempo presenta pessimi indicatori socio economici quali tasso di disoccupazione, emigrazione di giovani, degrado ambientale (SIN, ordinanze sindacali, interventi della Magistratura...) con inevitabile ripercussioni in termini di salute pubblica, come testimoniato da più studi sullo stato di salute.
Occorre quindi prendere atto che il modello di sviluppo basato sulle industrie chimico - energetiche ha terminato la sua funzione progressiva nel nostro territorio ed oggi rappresenta un freno allo sviluppo dello stesso.
Basti pensare alle migliaia di ettari della zona di industriale che dovrebbero paradossalmente  essere bonificati da aziende che vogliano investire a Brindisi, il declino del porto, scalo ormai industriale, o ai danni derivanti all'agricoltura provocati dall'inquinamento e dal proliferare selvaggio di impianti fotovoltaici ed eolici nelle campagne.


Energia

Obiettivo di lungo periodo, 5-7 anni, deve necessariamente essere posto nella fine della fase del Carbone a Brindisi.
Per far ciò noi proponiamo subito una riduzione del 30% dell’uso del carbone a Cerano, la chiusura dell’impianto Edipower a Costa Morena (visto anche il rifiuto dell’azienda alla conversione a gas) con il trasferimento dei lavoratori a Cerano. Tale riduzione del carbone può essere realizzata anche con investimenti in termini di nuove caldaie o consumo di carbone con migliore potere calorifico che consentano all’Enel di mantenere i livelli produttivi riducendo il consumo del carbone.
Quindi occorre programmare nel giro di 5-7 anni termine del periodo di validità dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, la trasformazione a gas dell’impianto.
In tal modo libereremo nel porto di Brindisi Costa Morena dal Carbone, zona che diverrebbe disponibile per lo sviluppo dei traffici merci e passeggeri. Inoltre la trasformazione a gas consentirà lo smantellamento del nastro trasportatore lungo 10 Km che collega il porto con Cerano, recuperando la costa sud per lo sviluppo turistico e paesaggistico, si pensi al Parco Naturalistico delle Saline.
Occorre anche chiedere all’ENEL un risarcimento danni per quanto prodotto e per ciò che ancora produrranno, quantificato in 20 milioni di euro all’anno da utilizzare per le politiche sociali.
Convenzioni vanno poi aperte anche con le altre società energetiche come Enipower e chimiche per il contenimento delle emissioni e un forte contributo economico sempre da destinare al risanamento e alle politiche sociali.

Terza Rivoluzione Industriale

A questo modello energetico del grande impianto simbolo di quella seconda rivoluzione industriale, in piena crisi, occorre contrapporre un nuovo modello di produzione dell’energia che si rifà ai principi della Terza Rivoluzione Industriale:

  • energia rinnovabile distribuita prodotta localmente;
  • salvaguardia della biosfera locale della vocazione turistico-agronomica del territorio e della salute dei cittadini;
  • creazione di vere e proprie "comunità dell'energia", per mettere in rete piccoli consumatori e produttori di energia in agricoltura, industria e nel terziario;
  • processo partecipativo secondo moduli democratici che coinvolgano la popolazione sia in fase decisionale che attuativa;
  • coinvolgimento delle piccole e medie imprese brindisine nelle attività economiche atte a coprire l'interezza del ciclo energetico (produzione, accumulo distribuzione);
  • redistribuzione della ricchezza attraverso modelli energetici ad alta intensità occupazionale e piuttosto che ad alta intensità di capitali

Questo nuovo modello, che possiamo sintetizzare nel principio della produzione di energia distribuita con lavoro distribuito, deve essere il modello su cui impostare un piano di sviluppo economico in grado di creare nuove figure professionali, lavoro compatibile con il rispetto dell’ambiente e la salute.


Bonifiche

Il Sito di Interesse Nazionale, SIN, è stato definito con la legge 426/98 e perimetrato con Decreto del Ministero dell’Ambiente del 2000.
Il SIN ha un’area complessiva di circa 145 Kmq con 5800 ettari di terra e 5600 ettari di mare.
Un territorio immenso, in relazione alla grandezza di Brindisi che va dalla zona occupata dal Polo Chimico fino a Cerano. Le indagini di caratterizzazione hanno evidenziato una contaminazione generalizzata della falda freatica dovuta a IPA, idrocarburi, metalli pesanti quali arsenico, mercurio, piombo, sostanze inorganiche come nitriti, floruri. Notevole anche l’inquinamento della matrice suolo.
Una pesantissima eredità di quel modello di sviluppo imposto alla città che oggi ne segna non solo il degrado ambientale con le ripercussioni inevitabili sulla salute, ma ne limita anche lo sviluppo economico. E’ bene precisare che nuovi insediamenti produttivi su quei terreni non sono possibili da realizzare senza una preventiva bonifica di suoli e falde. Paradossale anche la norma che prevede che tale bonifica sia a carico dei soggetti che hanno intenzione di investire a Brindisi e che si vedono costretti a bonificare zone non da loro inquinate.
La vicenda delle Bonifiche è aperta da molti anni a Brindisi e ancora non vede soluzione. Occorre quindi rapidamente dare seguito agli accordi presi, in particolare all’accordo di programma del dicembre del 2007 con il quale si stanziavano 135 milioni di euro in parte fondi FS della regione Puglia e in parte fondi del Ministero dell’Ambiente. Tali fondi non sono mai arrivati a Brindisi.
Negli anni inoltre sono stati chiusi accordi con ben 5 aziende private per un importo di circa 70 milioni di euro. Tali fondi pubblici e privati sono in realtà sequestrati dal governo e non sono mai arrivati a Brindisi.
Impegno dell’Amministrazione è chiedere che anche l’ENI chiuda un accordo, non per pochi spiccioli, equivalente quindi a un condono come vorrebbe l’ENI, ma per una cifra importante vicina ai 2 miliardi di euro per i danni generati al territorio.
Occorre quindi aprire una vera e propria vertenza con il Governo Centrale per sbloccare i fondi e vigilare sulla vicenda ENI perché non si chiuda una stagione tremenda con una grande beffa.
Tali fondi sono indispensabili per realizzare le necessarie opere di bonifica che rivestono un duplice aspetto di risanamento ambientale e rilancio dell’occupazione direttamente impiegata nelle bonifiche e indirettamente dalla possibilità di riutilizzare le aree ora inquinate per nuove attività produttive.


Rifiuti


Vogliamo anche a Brindisi come in altri 72 comuni italiani virtuosi attuare la strategia “Rifiuti Zero”, ovvero l’unica soluzione per una gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti. Una Strategia che non prevede inceneritori oggi chiamati termovalorizzatori che tanti danni provocano all’ambiente e salute dei cittadini, e consente di arrivare nell’arco di pochi anni anche all’eliminazione di pericolose discariche.
Queste le azioni da implementare per ottenere importanti risultati in grado di generare buona occupazione:

1. separazione alla fonte: organizzare la raccolta differenziata. La gestione dei rifiuti non è un problema tecnologico, ma organizzativo, dove il valore aggiunto non è quindi la tecnologia, ma il coinvolgimento della comunità chiamata a collaborare in un passaggio chiave per attuare la sostenibilità ambientale.

2. raccolta porta a porta: organizzare una raccolta differenziata "porta a porta", che appare l'unico sistema efficace di RD in grado di raggiungere in poco tempo e su larga scala quote percentuali superiori al 70%. Quattro contenitori per organico, carta, multi materiale e residuo, il cui ritiro e' previsto secondo un calendario settimanale prestabilito.

3. compostaggio: realizzazione di un impianto di compostaggio da prevedere prevalentemente in aree rurali e quindi vicine ai luoghi di utilizzo da parte degli agricoltori.

4. riciclaggio: realizzazione di piattaforme impiantistiche per il riciclaggio e il recupero dei materiali quali carta, metalli ferrosi e non ferrosi vetro e plastiche.

5. riduzione dei rifiuti: diffusione del compostaggio domestico, sostituzione delle stoviglie e bottiglie in plastica nelle mense pubbliche, utilizzo dell'acqua del rubinetto (più sana e controllata di quella in bottiglia), utilizzo dei pannolini lavabili, acquisto alla spina di latte, bevande, detergenti, prodotti alimentari, sostituzione degli shoppers in plastica con sporte riutilizzabili.

6. riuso e riparazione: realizzazione di centri per la riparazione, il riuso e la decostruzione degli edifici, in cui beni durevoli, mobili, vestiti, infissi, sanitari, elettrodomestici, vengono riparati, riutilizzati e venduti. Questa tipologia di materiali, che costituisce circa il 3% del totale degli scarti, riveste però un grande valore economico, che può arricchire le imprese locali, con un'ottima resa occupazionale dimostrata da molte esperienze in Nord America e in Australia.

7. tariffazione puntuale: introduzione di sistemi di tariffazione che facciano pagare le utenze sulla base della produzione effettiva di rifiuti non riciclabili da raccogliere. Questo meccanismo premia il comportamento virtuoso dei cittadini e li incoraggia ad acquisti più consapevoli.

8. recupero dei rifiuti: realizzazione di un impianto di recupero e selezione dei rifiuti, in modo da recuperare altri materiali riciclabili sfuggiti alla RD, impedire che rifiuti tossici possano essere inviati nella discarica pubblica transitoria e stabilizzare la frazione organica residua.

9. centro di ricerca e riprogettazione: chiusura del ciclo e analisi del residuo a valle di RD, recupero, riutilizzo, riparazione, riciclaggio, finalizzata alla riprogettazione industriale degli oggetti non riciclabili, e alla fornitura di un feedback alle imprese (realizzando la Responsabilità Estesa del Produttore) e alla promozione di buone pratiche di acquisto, produzione e consumo.

10. azzeramento rifiuti: raggiungimento entro il 2020 dell'azzeramento dei rifiuti, ricordando che la strategia Rifiuti Zero si situa oltre il riciclaggio. In questo modo Rifiuti Zero, innescato dal "trampolino" del porta a porta, diviene a sua volta "trampolino" per un vasto percorso di sostenibilità, che in modo concreto ci permette di mettere a segno scelte a difesa del pianeta.


Assessorato ai Beni Comuni e alla Democrazia Partecipativa



Brindisi Bene Comune è lo spazio aperto nel quale si riconoscono oggi molti movimenti ed associazioni che negli ultimi anni hanno condotto battaglie importanti sulle tematiche ambientali, della salute, dei beni comuni in particolare animando la campagna referendaria in difesa dell’acqua pubblica.

Un impegno diretto di Cittadinanza Attiva che rompe lo schema della democrazia rappresentativa fondata sulla delega, che oggi è alla base della crisi della politica. Da tali esperienze sentiamo il bisogno che si realizzino anche nella gestione della pubblica amministrazione elementi di democrazia partecipativa, dal basso per dare sempre più voce e potere alle comunità.

Le politiche neoliberiste, funzionali alle esigenze del capitalismo finanziario, hanno in questi ultimi due decenni creato le condizioni per una crisi di sistema che oggi mina alla base la stessa coesione sociale. Le privatizzazioni, con il loro trasferimento di risorse dalla sfera pubblica a quella privata , la precarietà, le riduzioni di diritti e salari hanno in questi anni prodotto profonde diseguaglianze. Il dieci per cento della popolazione in Italia possiede il 50 per cento della ricchezza nazionale.

Per uscire dalla crisi occorre cambiare rotta partendo da un nuovo modello basato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni, sulla loro gestione partecipata con il protagonismo diretto dei cittadini dei movimenti e delle associazioni.

Vogliamo quindi istituire a Brindisi così come fatto a Napoli dalla giunta De Magistris un assessorato ai Beni Comuni e alla Democrazia Partecipativa con competenze sui beni comuni: cultura, acqua, energia e rifiuti, rapporti con i movimenti, associazioni e cittadini per una gestione partecipata.

In particolare sull’acqua, bene comune per eccellenza, vogliamo definire nello Statuto del Comune l’acqua e il servizio idrico integrato come beni indisponibili al mercato e al profitto, da gestire mediante ente di diritto pubblico così come sancito dalla volontà popolare espressasi nel referendum del 12 giugno scorso.

Occorre inoltre procedere all’attuazione del secondo quesito referendario che prevedeva l’eliminazione del profitto dall’acqua pari al 7 % del capitale investito.
Tale referendum è stato finora disatteso e non si è ancora ottenuta la diminuzione della tariffa sull’acqua.
Intendiamo quindi sostenere la campagna di Obbedienza Civile del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua basata sul ricalcolo delle bolletta dell’acqua con la conseguente riduzione delle stesse per ottenere il rispetto della volontà popolare sancita dall’esito referendario.



50 Milioni di euro all’anno per il nuovo modello di Sviluppo




La città di Brindisi vive oggi una fase molto difficile, il modello di sviluppo, imposto dall’esterno, imperniato sui grandi impianti industriali della chimica e dell’energia oggi ha esaurito la sua spinta propulsiva. Non è infatti in grado di creare occupazione aggiuntiva. Anzi con le sue ricadute ambientali, sanitarie, distrugge territorio e genera disoccupazione.
Occorre invece un nuovo modello di sviluppo che per noi di Brindisi Bene Comune deve partire dai beni comuni e dalle vocazioni del territorio. Partiamo da Porto, Turismo, Agricoltura, Industria sostenibile, Cultura, Università e Ricerca, Energie rinnovabili, Riqualificazione Urbana Mobilità Sostenibile. Un modello in grado di creare lavoro per i tanti giovani oggi costretti a migrare.

I prossimi anni saranno quelli decisivi per il futuro della città, saranno gli anni nei quali dobbiamo dare fiato e gambe ovvero risorse economiche per progettare ed implementare il nuovo modello.

Noi di Brindisi Bene Comune avanziamo nel nostro programma una proposta forte alla città: 50 milioni di euro all’anno per il nuovo modello di sviluppo.

Una cifra importante che come amministrazione comunale imporremo attraverso tasse di scopo e convenzioni alle grandi aziende della chimica e dell’energia, ma anche del fotovoltaico selvaggio nelle campagne, che in questi decenni hanno realizzato profitti miliardari a Brindisi.

Iniziamo con una tassa di scopo sui redditi generati dagli impianti fotovoltaici a terra con la quale otterremo 5 milioni di euro.

Oggi dagli ultimi dati in nostro possesso risultano installati nel territorio comunale di Brindisi impianti “a terra “ per circa 170 Mw con un’occupazione di circa 400 ettari di terreno agricolo.
Tali impianti generano un ritorno in termini economici, per i proprietari dei pannelli, prossimo ai 50 milioni di euro.
La gran parte dei proprietari è riconducibile ad istituzioni finanziarie, banche , fondi di investimento molti dei quali stranieri. Tale attività si configura quindi come una vera e propria speculazione finanziaria avvenuta con un assalto selvaggio alle campagne. Da tali considerazioni discende la nostra volontà di definire una tassa di scopo da introdurre sugli impianti sopra i 50 Kw di potenza installata a terra. Una tassa da assimilare a quella sulle rendite finanziarie. Per tale motivo valutiamo congruo il 10% sulla remunerazione del conto energia. In tal modo prevediamo in circa 5 milioni di euro all’anno il gettito realizzato da questa tassa di scopo.

Adeguamento IMU per le multinazionali chimica ed energia

In questi anni le grandi multinazionali hanno versato nelle casse comunali circa 1 milione di euro all’anno come ICI. Una cifra offensiva se confrontata con quella versata in altre città. Come amministrazione comunale porteremo l’IMU ( che sostituisce l’ICI ) a 12 milioni di euro anno.

Convenzioni

Un capitolo importante è quello delle convenzioni da definire con tutte le società del settore energetico e chimico ad alto impatto. Non solo Enel dunque ma tutti i soggetti presenti a Brindisi
Fermo restando le nostre richieste di chiusura dell’impianto Edipower con trasferimento dei lavoratori a Cerano, riduzione del 30 % del carbone e trasformazione nei prossimi 5 anni a gas della centrale Enel, riteniamo importante che le aziende che hanno realizzato profitti giganteschi nel nostro territorio contribuiscano in maniera significativa allo sviluppo dello stesso.
Chiederemo quindi all’Enel 20 milioni di euro all’anno a fronte dei circa 500 milioni di profitti che la centrale genera.
5 milioni di euro all’anno ad Enipower una delle più grandi centrali a turbogas italiane.
10 milioni di euro all’anno alle società della chimica e farmaceutica.

In totale sono 50 milioni di euro all’anno che consentiranno nei prossimi 5 anni di avviare il nuovo modello di sviluppo.

Il Piano Urbanistico Generale

Riteniamo di grande importanza che la città di Brindisi possa dotarsi di un Piano Urbanistico Generale (PUG), in quanto strumento principale della pianificazione del territorio comunale, con una funzione strategica di regolamentazione e controllo dell’assetto, della trasformazione e dell’uso del territorio, oltre che di indirizzo delle varie attività che sullo stesso vengono svolte.
Siamo infatti convinti che tale strumento potrà costituire un riferimento fondamentale per l’affermarsi di un nuovo modello di sviluppo della nostra città basato sulla partecipazione dei cittadini, sulla valorizzazione delle risorse locali e su attività compatibili con la tutela dell’ambiente ed il benessere delle popolazioni.
Con riferimento alla documentazione sinora prodotta nel corso dell’elaborazione del PUG di Brindisi, tra cui il Documento Programmatico Preliminare (DPP) approvato dal Consiglio Comunale lo scorso 28 agosto, esprimiamo una generale condivisione delle linee programmatiche espresse, che fanno riferimento ai seguenti principi :

  • Sostenibilità del modello di sviluppo e delle trasformazioni del territorio;
  • Concertazione, intesa sia come coinvolgimento dei soggetti istituzionali che come partecipazione della società civile;
  • Orientamento strategico del piano, la cui parte strutturale costituisce il riferimento fondamentale per il futuro sviluppo della città;
  • Perequazione, ovvero una pianificazione urbanistica che porti alla giustizia distributiva nei confronti dei proprietari dei suoli ed alla formazione di un patrimonio pubblico di aree a servizio della collettività, per una progettazione finalmente svincolato dalla rendita immobiliare e capace di produrre qualità.

Vogliamo inoltre evidenziare un aspetto per noi determinante nell’approccio alla pianificazione del territorio, quello della partecipazione dei cittadini alla formazione del piano, ma anche alle successive fasi di gestione e di esecuzione concreta delle scelte, laddove la partecipazione presuppone una adeguata e continua attività di informazione, ascolto e consultazione.
Crediamo che su questo non si sia fatto abbastanza. Ci impegneremo quindi perché l’Amministrazione comunale metta in pratica le buone intenzioni già contenute nell’Atto di Indirizzo del PUG, oltre a dare il nostro contributo per la favorire la diffusione delle conoscenze e la crescita della consapevolezza nei cittadini.
Solo questo potrà garantire scelte trasparenti che potranno essere valutate nella coerenza con gli obiettivi dichiarati e nelle conseguenze della loro applicazione.
Prima di affrontare in modo molto sintetico gli obiettivi specifici che riguardano i diversi aspetti della città, vogliamo accennare al nostro principio ispiratore, che ci fa considerare il territorio e quindi la città stessa un “bene comune”, nel senso di una risorsa collettiva, di tutti, nella quale si possano comporre armonicamente i diversi interessi in gioco, privilegiando l’interesse generale, nel quadro di regole ed obiettivi condivisi.
Brindisi, in quanto bene comune, non è più disponibile ad essere devastata, svenduta ed asservita ad interessi particolari, spesso del tutto estranei al suo territorio.

1. PORTO E POLO ENERGETICO

La redazione del PUG dovrà essere l’occasione per definire una strategia condivisa tra Comune ed Autorità Portuale circa lo sviluppo dell’area portuale.
Va quindi avviata con urgenza la redazione del nuovo Piano Regolatore Portuale, che superi in modo definitivo l’impostazione e le previsioni del vigente piano approvato nel lontano 1975 e guardi ad un nuovo assetto delle aree e delle attività portuali, in coerenza con il quadro generale delineato dal PUG.
A tale proposito, siamo convinti che gli indirizzi del PUG, quale strumento urbanistico generale di tutto il territorio comunale, debbano comunque prevalere su qualsiasi pianificazione di carattere settoriale, compresa quella portuale. Così come anche sancito dalle norme in materia portuale (art. 5, comma 2, legge 84/’94): le prescrizioni del Piano Regolatore Portuale non possono contrastare con gli strumenti urbanistici vigenti.

  • Il porto interno costituisce un elemento costitutivo e caratterizzante della città e va ulteriormente integrato con il contesto urbano, sia in termini funzionali che paesaggistici. In coerenza con i recenti obiettivi dell’Amministrazione Comunale, riteniamo necessaria la riappropriazione del fronte mare da parte della città, con la rimozione delle numerose servitù militari e dei varchi doganali.

Le attività presenti dovranno quindi essere compatibili con la completa fruizione da parte della comunità, a beneficio sia della popolazione locale che turistica. Tra queste attività consideriamo quelle legate alla nautica da diporto, attività sportive come la vela ed il canottaggio, attività ricreative, culturali, commerciali e più prettamente turistiche, con escursioni e mini crociere lungo la costa salentina, collegamenti veloci (senza auto) con la Grecia e l’Albania, ecc. Questo dovrebbe ovviamente essere supportato da un contesto ambientale accogliente e da un’adeguata offerta di servizi, da perseguire anche con il recupero e la valorizzazione delle emergenze presenti nell’area portuale, come il Castello Svevo e l’Arsenale, il Collegio Tommaseo, la Stazione Marittima ed il capannone Montecatini.

  • Nel porto medio possono convivere diverse attività, tra cui quella per la nautica da diporto, con servizi di rimessaggio, manutenzione e piccola cantieristica.

L’area di Costa Morena, destinata a terminal traghetti, dovrà diventare una vera stazione marittima, dotata di adeguate strutture, servizi e collegamenti, stradali, ferroviari e marittimi. Questo potrebbe consentirne anche la funzione di scalo crocieristico per navi di notevole dimensioni che non potrebbero attraccare nel porto interno.
In questo contesto sarebbe opportuno lo spostamento della sede dell’Autorità Portuale, anche per consentire il completo utilizzo della ex stazione marittima a servizio della città e alle attività localizzate nel porto interno.
La fascia costiera tra il monumento al marinaio ed i cantieri Danese, andrebbe liberata dalla servitù militare, recuperata e destinata a servizi e verde pubblico, realizzando così un adeguato collegamento tra il Casale e la Sciaia, oltre a dare continuità urbana e fruibilità del lungomare. Resterebbero escluse solo le zone più interne strettamente necessarie alla funzionalità dell’aeroporto e sarebbe da verificare la possibilità, in relazione alla sicurezza ed al rispetto dei vincoli aeroportuali, di destinare una parte della costa per il possibile trasferimento delle residue attività della Marina Militare.
Con la dismissione della centrale Edipower, la successiva eliminazione del traffico di carbone e l’abbandono del progetto di rigassificatore, nel porto esterno potranno rendersi disponibili ampi spazi per attività commerciali e di supporto della logistica e del trasporto intermodale.

A tale proposito, proponiamo con la massima chiarezza:

  • la definitiva chiusura e la demolizione della centrale Edipower (Brindisi Nord), con il recupero dell’area per attività a basso impatto ambientale;
  • l’utilizzo, nell’arco di alcuni anni, del gas metano per alimentare la centrale Enel di Cerano, in modo da eliminare del tutto la presenza ingombrante ed insalubre del carbone;
  • l’eliminazione del nastro trasportatore del carbone, causa di ingenti danni ecologici, vista la presenza della zona umida del parco naturale delle Saline di Punta della contessa, e di inquinamento dei terreni attraversati;
  • lo spostamento delle tubazioni a servizio del “Deposito Costiero Adriatico” (ex Coperoil), dall’attuale sito di Costa Morena al molo Enichem-Polimeri, come già previsto nel POT 2012-14 dell’Autorità Portuale;
  • il definitivo abbandono dell’ipotesi di rigassficatore a Capo Bianco e l’utilizzo dell’attuale colmata per attività a basso impatto ambientale;
  • la moratoria di ulteriori opere di riempimento o di nuovi moli, come la colmata a ridosso delle isole Pedagne, i nuovi accosti proposti a Sant’Apollinare, che sarebbero devastanti per un’area di alto valore simbolico e culturale (vedi adiacente zona archeologica), oltre ad interferire visivamente e funzionalmente con l’accesso al canale Pigonati.

Siamo inoltre contrari alle ipotesi avanzate nel DPP relative allo spostamento della centrale Edipower e del terminale carbonifero a Cerano, che porterebbero alla ulteriore devastazione della costa a sud di Brindisi, che invece dopo la futura dismissione della centrale Enel potrebbe essere recuperata, rinaturalizzata e destinata ad attività sostenibili e coerenti con la vocazione turistica e agricola del territorio.


2. AEREOPORTO

L’aeroporto di Brindisi è certamente una infrastruttura strategica per il territorio dell’intero Salento. Vanno pertanto create le condizioni per garantirne l’attività in condizioni di massima efficienza e sicurezza, oltre ad un futuro ulteriore sviluppo.
Va tuttavia riscontrato che l’area aeroportuale costituisce un grosso vincolo per il collegamento della città con il quartiere Sciaia e con il successivo litorale a nord.
Nel primo caso, come già detto, una possibile soluzione va ricercata nel ridimensionamento della zona militare dell’aeroporto. Per il secondo aspetto, legato alla eccessiva vicinanza delle piste alla costa, la soluzione appare più complessa. 
Nella prima delle due strozzature, subito a nord della Sciaia, si potrebbe valutare l’ipotesi di un allontanamento, anche minimo, della pista corta dell’aeroporto rispetto alla costa, con una sua traslazione in direzione sud-ovest.
In ogni caso, tutta la zona compresa tra l’aeroporto e la costa fino alla seconda strozzatura, vicino Punta Penne, andrebbe riqualificata e rinaturalizzata, resa accessibile solo mediante mezzi pubblici, dotata di una pista ciclabile, di servizi per la balneazione ed altre attività di carattere turistico e ricreativo. Parte di una sorta di grande parco attrezzato sul mare che potrebbe proseguire sino alla Riserva di Torre Guaceto. 


3. AREA INDUSTRIALE

Nell’area industriale va urgentemente avviata la bonifica del Sito d’Interesse Nazionale.
Questa grande opera, assieme alla dismissione della centrale Edipower, del nastro trasportatore ed altre opere di riqualificazione dell’area, potrà dare enormi vantaggi per il nostro territorio, sia di tipo ambientale che economico ed occupazionale.
Contestualmente, in accordo con l’ASI e gli altri soggetti interessati (ASL, Provincia, Autorità Portuale, ecc.), nella massima trasparenza e partecipazione dei cittadini, andrebbero valutate le condizioni generali dell’area industriale, in termini di assetto urbanistico (di stretta pertinenza del PUG), ma anche di rischio di crisi ambientale, di incidente, di inquinamento, ecc. Al fine di considerarne la compatibilità con gli attuali indirizzi di sviluppo del territorio e la sostenibilità ambientale.
L’intenzione è di arrivare ad un piano ASI coordinato ed integrato con il PUG, che vada a promuovere l’insediamento di nuove di attività non inquinanti e lo sviluppo della logistica e di altri settori a basso impatto ambientale, tra cui quello motoristico ed aerospaziale.
Al contrario, vanno sollecitati processi di riduzione dei rischi e degli impatti ambientali, con interventi sugli impianti esistenti ed opere di mitigazione, fino a prevedere la completa dismissione o il trasferimento degli impianti non compatibili.

4. MOBILITÀ

Si condivide, in linea di massima, la diagnosi elaborata in fase di elaborazione del PUG, dove si individuano i problemi di mobilità ed accessibilità in rapporto alla situazione urbanistica ed alla rete stradale esistente, ovvero:

  • la presenza di quartieri, anche di notevole dimensione, esterni all’abitato principale (S. Elia, Paradiso, Bozzano, Perrino, S. Paolo, ecc.);
  • l’aumento del carico urbanistico, dovuto alla densità dell’edificato ed all’aumento delle altezze dei fabbricati, che soprattutto in alcuni quartieri (Cappuccini, Minnuta, Sciaia, ecc.) ha reso del tutto insufficiente la rete stradale esistente;
  • la presenza di strozzature della rete viaria dovute alla presenza della ferrovia e di aree militari.

Le principali soluzioni proposte in quella sede sono:

  1. la realizzazione di due linee di trasporto pubblico a guida vincolata (tram, filobus o altro) che dovrebbero consentire un cambio modale, sia su gomma, all’interno di Centro storico, Commenda e Cappuccini, sia con il trasporto ferroviario ed aeroportuale;
  2. l’individuazione di adeguate zone di parcheggio, poste a corona del centro storico e nel punto d’interscambio delle linee di trasporto pubblico.

Se siamo del tutto concordi sulla necessità di favorire l’uso del trasporto pubblico per connettere le diverse zone della città e scoraggiare l’uso del mezzo privato, soprattutto nel centro storico, ci sembra molto strano che dopo aver rilevato il vincolo costituito dall’esistente linea ferroviaria, si proponga come soluzione la realizzazione di nuovi percorsi su binario o l’utilizzo di tracciati di cui è prevista la dismissione.
Riteniamo preferibile prevedere dei percorsi stradali con corsie riservate al solo trasporto pubblico, tramite bus-navetta non inquinanti (a metano o elettrici) e di modeste dimensioni, che risulterebbero più flessibili nel tracciato e di minore interferenza con il traffico privato, dove previsto.
Questo andrà certamente ridotto, in particolare nel centro storico, dove dovrebbero accedere solo i mezzi pubblici, quelli dei residenti ed i veicoli appositamente autorizzati.
Ma un elemento che noi riteniamo fondamentale per la futura mobilità nella città di Brindisi è la promozione dell’uso della bicicletta, con la realizzazione di una rete capillare di percorsi ciclabili, che possa finalmente incoraggiare l’utilizzo diffuso di tale salutare modalità di trasporto, attualmente inibito dal traffico automobilistico, dalla mancanza di spazi e dai notevoli rischi di incidente.
Siamo inoltre favorevoli all’utilizzo della linea ferroviaria esistente (Taranto-Brindisi) per collegare l’ospedale Perrino alla stazione centrale. Ma per questo sarà sufficiente la realizzazione della fermata già in fase di progettazione da parte delle FS, a cui va aggiunta l’ulteriore fermata prevista all’altezza della Cittadella della Ricerca.
Per quanto riguarda i parcheggi di scambio, la loro realizzazione è condivisibile, assieme ad azioni di riqualificazione, sia del centro storico che negli altri quartieri con maggiore densità edilizia, che prevedano il diradamento dell’edificato, con la creazione di spazi pubblici, aree verdi, servizi e parcheggi, soprattutto per i residenti.
Questo ovviamente sarà un’azione a lungo termine, ma da avviare con decisione da subito, anche con modalità di incentivazione e compensazione per i proprietari, nella logica della riqualificazione e perequazione urbanistica.

5. PAESAGGIO

  • Paesaggio urbano

Per il centro storico, in coerenza con quanto detto in precedenza, si propone:

  • la valorizzazione dell’intero perimetro del porto interno come “lungomare”, percorribile a piedi, in bicicletta e con piccoli mezzi pubblici (minibus elettrici o a metano) su corsie preferenziali, oltre ai collegamenti via mare;
  • la limitazione del traffico veicolare privato, l’ampliamento delle zone pedonali e la realizzazione di una rete di percorsi ciclabili;
  • l’arredo urbano, il recupero degli edifici storici, incentivi per il recupero e la riqualificazione degli edifici privati e stimolo ad iniziative culturali ed artistiche.

Nel quadro di una riqualificazione complessiva della città, che possa rispondere ad un significativo miglioramento delle condizioni di vita di tutti i cittadini, riteniamo fondamentale rivolgere l’attenzione su tutti i quartieri della città, a cominciare da quelli più periferici e disagiati.
La condizione di separatezza di molti quartieri, esterni al nucleo urbano principale, se da un lato costituisce un problema da risolvere con il miglioramento dei collegamenti, può costituire anche una caratteristica positiva, grazie alla presenza di grandi spazi che possono essere una preziosa occasione di valorizzazione paesaggistica, con la realizzazione di spazi pubblici, di servizi di quartiere e di verde pubblico.
A tale proposito, evidenziamo la scarsità di aree verdi diffuse all’interno della città, che non possono essere compensate dai parchi urbani del Cillarese, del Palmarini-Patri e del Cesare Braico.
Quello che manca, oltre alla buona gestione dell’esistente, è una pianificazione di un verde integrato con la città, con spazi accessibili e fruibili dalle diverse utenze (bambini, giovani, anziani, ecc), percorsi pedonali e ciclabili, da considerare quindi un elemento determinante del paesaggio e della qualità urbana, oltre che della qualità della vita e della salute della popolazione.
Inoltre, andrebbero recuperate e valorizzate tutte le aree esterne all’abitato o degradate e negate nella loro stessa esistenza, per quanto di alto interesse paesaggistico, naturalistico e storico, tra cui: le saline di Punta della Contessa, Fiume Grande, Fiume Piccolo e Punta delle Terrare.

- Costa Nord

La costa a nord di Brindisi presenta due principali problemi:

  • l’erosione della costa, con la riduzione dell’arenile ed il crollo della falesia, esposta alle mareggiate ed indebolita dall’antropizzazione;
  • la presenza di numerosi insediamenti abusivi.

Per quanto riguarda il primo aspetto il principale strumento di intervento a tutela della costa è costituito dal Piano Comunale delle Coste, da redigere in conformità con il sovraordinato Piano Regionale.
Con deliberazione n.1392/2009, la Regione Puglia ha adottato Il Piano Regionale delle Coste, comprensivo del Rapporto Ambientale. Il Piano è stato presentato ai cittadini ed alle istituzioni, con tappa a Brindisi il 18 agosto dello stesso anno.
Cittadini singoli e associazioni hanno da tempo segnalato lo stato di degrado della costa nord, immersa tra rifiuti, abusivismo edilizio e ruderi che impediscono la fruizione della risorsa “mare” e il possibile sviluppo di attività turistiche.
Negli ultimi anni la situazione è stata inoltre aggravata dai problemi sorti a seguito della demolizione della baraccopoli in contrada “Sbitri” e dall’aumento dell’erosione della costa. A causa dei frequenti crolli della falesia, il 22 aprile 2011 il Comune di Brindisi ha emesso un'ordinanza temporanea che stabiliva il divieto assoluto di balneazione per le persone e di accesso e stazionamento per uomini e mezzi sull’arenile nonché sulla battigia e su tutta la fascia costiera libera per una profondità di mt. 30,00 dalla battigia.
Il 17 ottobre 2011 è stato sottoscritto un protocollo d'intesa tre Regione Puglia, la Provincia di Brindisi, l'Autorita' di Bacino della Puglia, l'Arpa Puglia e i Comuni di Brindisi, Carovigno, Fasano, Ostuni, S. Pietro Vernotico e Torchiarolo, per l'avvio di progetti sperimentali di difesa delle coste basse.
L’amministrazione comunale dovrà pertanto impegnarsi nell’adozione del Piano Comunale della costa in applicazione della normativa regionale con il coinvolgimento e la consultazione delle Associazioni del territorio.
Per quanto concerne il litorale nord sono ritenuti in ogni caso prioritari i seguenti interventi:

  • messa in sicurezza, contenimento e rimodellazione della falesia, tramite interventi di ingegneria naturalistica;
  • eventuale realizzazione barriere protezione che favoriscano il ripascimento degli arenili, previa attenta valutazione delle possibili ripercussioni;
  • demolizione delle opere abusive e dei ruderi presenti sulla costa;
  • pulizia e raccolta ordinaria dei rifiuti fino alla zona di Apani;
  • bonifica dei siti inquinati;
  • potenziamento dei controlli su discariche abusive, depuratori e scarichi fognari;
  • rinaturalizzazione di tutta la fascia costiera, per una profondità minima di 300 metri, che porti alla tutela ed alla ricostruzione degli ecosistemi naturali e della macchia mediterranea;
  • arretramento della strada litoranea rispetto alla linea di costa;
  • attivazione di un processo di perequazione e compensazione urbanistica attraverso il quale acquisire al patrimonio pubblico le aree costiere da rinaturalizzare in cambio di diritti edificatori in altre aree interne, individuate come edificabili.

Tali interventi sono da considerarsi propedeutici ad una pianificazione che consideri la fascia costiera che va da Cala Materdomini (subito dopo la Sciaia) fino alla Riserva di Torre Guaceto come un grande parco attrezzato, con stabilimenti balneari, attrezzature e servizi per attività di carattere turistico, ricreativo e sportivo. Quest’area potrebbe acquistare un grande valore per la popolazione di Brindisi, che potrebbe godere al meglio del proprio mare, ma sarebbe anche una zona di forte attrazione turistica, sia per la bellezza e le potenzialità naturali dei luoghi che per la vicinanza all’aeroporto, al porticciolo turistico ed alla stessa città di Brindisi.
La valorizzazione, anche in termini economici ed occupazionali, di quest’area presuppone quindi da un lato la tutela e la riqualificazione degli ecosistemi, dall’altro interventi che ne consentano una fruizione ampia e non solo limitata ai mesi estivi.
A tale scopo si pensa alla presenza lungo il litorale di stabilimenti balneari con strutture non permanenti, intervallati da zone di libero accesso dotate dei servizi essenziali (acqua potabile, bagni e docce), oltre che piccole strutture commerciali (chioschi, piccoli bar, ecc.) e attrezzature ludico-sportive (campi da gioco, percorsi ginnici, ecc), sempre di carattere non permanente.
Nei tratti di costa non sabbiosa, a ridosso della scogliera potrebbero inoltre realizzarsi alcune aree per la sosta da cui godere della presenza del mare e delle suggestioni che, anche nei mesi invernali, esso riesce ad offrire.
Vicino alla costa potrebbero realizzarsi strutture ricettive non permanenti, come camping o aree per camper, purché limitate e compatibili con l’ambiente. Alla distanza di almeno 300 metri dalla costa, come per legge, si potranno anche realizzare alcune strutture turistico-ricettive di carattere permanente, sempre di basso impatto ambientale e ben inserite nel contesto.

  • 6. SVILUPPO URBANISTICO


Nell’ipotesi, certamente auspicabile, di un prossimo sviluppo economico della città, il Documento preliminare al PUG, prevede un incremento dei residenti al 2030 sino a 100.000 abitanti rispetto agli attuali 90.000 scarsi. Per un fabbisogno di 7.500 nuove abitazioni, equivalenti a circa 30.000 stanze.
A parte l’aleatorietà della previsione, quello che non condividiamo è l’automatismo tra nuova popolazione e nuova edificazione, visto in notevole numero di abitazioni attualmente non utilizzate o sottoutilizzate.
In ogni caso, qualsiasi ipotesi di nuove zone di espansione dovrà essere preceduta da una valutazione del fabbisogno reale, al netto di una quota delle abitazioni da reinserire sul mercato, mediante politiche di incentivi alla ristrutturazione e riqualificazione, con informazione ed assistenza per utilizzare le agevolazioni già esistenti, soprattutto in materia di efficentamento energetico.
Siamo anche favorevoli alla destinazione di limitate aree per nuove edificazioni, purché siano funzionali a ricucire il tessuto urbano esistente, abbiano un’alta qualità ed efficienza energetica, prevedano una consistente quota di edilizia pubblica destinata alle fasce sociali più disagiate.
Tali nuove edificazioni vanno inoltre finalizzate all’utilizzo di strumenti di perequazione e compensazione, da applicarsi solo nelle suddette aree e non sul restante territorio comunale, per favorire la rinaturalizzazione della costa e la riqualificazione dell’area urbana.
Come già detto, sulla costa nord va infine perseguita la realizzazione di adeguate strutture turistico-ricettive, poste ad almeno 300 metri dalla costa, oltre a stabilimenti balneari, attrezzature e servizi, purché compatibili con il contesto naturale, accessibili e non di ostacolo alla libera fruizione della costa.


Mobilità e verde pubblico

Il verde pubblico non è solo un costo, ma una risorsa, un'opportunità occupazionale ed un importante fattore ed indicatore della qualità della vita di una comunità locale.
Brindisi dispone oggi di tre grandi parchi.
Il nuovo parco Antonio Di Giulio, il parco del Cillarese ed il già citato Braico, su cui, da decenni permane un conflitto di competenze relativo alla proprietà ed agli interventi. Il parco è di proprietà ASL ma è in comodato al Comune dalla fine degli anni 90, ma questo non ha impedito nel corso di questi anni la perpetrazione di atti vandalici, che hanno distrutto gli arredi del parco e la palazzina sino a poco più di un lustro fa sede del centro allergologico della ASL e del SERT, lasciata in verità colpevolmente deserta ed incustodita dopo il trasferimento di tali servizi in altre sedi.
Il Parco Di Giulio è da qualche mese una piacevole realtà per gli abitanti dei rioni limitrofi (Commenda, Bozzano, Sant'Angelo) e di tutta la città, ma rischia di fare la stessa fine del Braico se non si potenzierà il servizio di vigilanza nell'area verde.
Il Cillarese a valle è attualmente teatro dei lavori per la realizzazione di un parco urbano attrezzato, mentre quello a monte, che costeggia l'omonimo invaso, in gestione all'Area di Sviluppo Industriale (ASI) è ancora interdetto alla fruizione sistematica della cittadinanza, in quanto l'ingresso al lungolago è serrato da un cancello chiuso a chiave. Un vero peccato se si considera che il lago artificiale, concepito in origine solo come riserva idrica al servizio della zona industriale, è diventato uno scenario naturale di incomparabile bellezza, habitat di specie ornitologiche migratorie e stanziali.
Nei parchi cittadini possiamo anche includere l'Oasi della Saline di Punta della Contessa, facilmente raggiungibile dal centro urbano, possibilmente in bicicletta, attraverso strade secondarie tra i campi.
Anche le Saline, pur ubicate tra il Petrolchimico e la Centrale a carbone di Cerano, offrono un'incomparabile scenario naturalistico, vista la presenza della grande varietà di uccelli che usano soggiornare presso gli specchi d'acqua in ogni periodo dell'anno.
Riteniamo che queste importanti risorse per la città non possano essere lasciate a se stesse o ai meri interventi di routine e debbano divenire sistema, il “Sistema dei parchi del territorio di Brindisi”. I parchi vanno valorizzati e tutelati e, nel caso del Braico e del Di Giulio, non possono essere lasciati solo alla cura, pur indispensabile, della Brindisi Multiservizi.
Pensiamo, per quanto concerne la vigilanza e la prevenzione anti-vandalica, ad un massiccio ricorso ai volontari, siano essi Guardie Ecologiche Volontarie, riconosciute dalla normativa regionale e nazionale, ai pensionati delle Forze dell'Ordine c.d. “Nonni vigili”, ai volontari del servizio civile nazionale, a frequenti giornate di educazione ambientale in collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado. Crediamo che a tal uopo, sarebbe utile anche un sistema di videosorveglianza.
Per quanto riguarda la cura del verde, ci piacerebbe affiancare gli interventi istituzionali a quelli degli amanti della natura, secondo la formula “adotta un'aiuola”, che consentirebbe a privati cittadini, singoli ed associati, secondo uno schema utilizzato in molte realtà italiane, di prendersi cura di porzioni di parco e di verde pubblico, previa la stipula di una convenzione con gli enti proprietari dell'area verde: Riteniamo che per una gestione ottimale dei parchi è necessaria la diretta responsabilizzazione della cittadinanza e dei gruppi organizzati, i quali possono offrire importanti ed utili servizi accessori.
Una cooperativa di giovani disoccupati, particolarmente vocati e motivati alla tutela del verde pubblico, potrebbe partecipare alle operazioni di vigilanza, prevenzione degli atti vandalici ed educazione ambientale oltre che alla gestione di servizi accessori per i frequentatori dei parchi, quali spogliatoi e docce per gli sportivi e servizi igienici pubblici, come ben noto mancanti nel Braico, assieme ad una fontana di acqua potabile per i podisti ed i visitatori, Questi servizi sono assenti nonostante le nostre ripetute richieste e denunce pubblicate in diverse occasioni sulla stampa locale.

Mobilità sostenibile

Brindisi è una città medio-piccola che si può percorrere interamente a piedi e dove la bicicletta sarebbe l'ideale mezzo di locomozione per gli spostamenti casa-lavoro.

Tuttavia, questi risultano problematici, a causa dell'assenza di piste ciclabili utili a tal uopo e all'indisciplina degli automobilisti che rendono insicura la circolazione dei velocipedi, non rispettando i ciclisti e gli altri utenti deboli della strada.
Ricordiamo che con la bicicletta si risparmia, non si inquina, ci si tiene in buona salute, fatti non da poco in una città già inquinata dalle emissioni industriali ed in un’epoca di crisi economica che dovrebbe indurre ad una maggiore parsimonia e ad una revisione dei costumi vigenti ancora pesantemente condizionati dal conformismo e dalla frenesia consumistica che considera i mezzi a motore come una sorta di status symbol.

Siamo fermamente convinti che sia compito di un'amministrazione comunale oggi promuovere una mobilità responsabile e sostenibile, incentivando l'uso della bicicletta, con la realizzazione ove possibile di piste ciclabili utili, con l'individuazione di stalli dedicati alle biciclette, oggi poco diffusi in città, con qualche marginale eccezione nella zona del centro storico, promuovendo peraltro in modo più incisivo degli esperimenti sin qui posti in essere, servizi di bike-sharing.

Anche in questo caso, ci si potrebbe rivolgere al centro servizi (ex provveditorato agli studi) ed alle scuole di ogni ordine e grado per caldeggiare e sostenere questa nuova opzione di mobilità cittadina, con campagne mirate, presso gli studenti e le loro famiglie, visto e considerato che oggi i genitori sono soliti adoperare l’auto per accompagnare i figli anche quando il tragitto da casa a scuola è poche centinaia di metri, anche nei giorni dal clima temperato, in primavera e nei mesi estivi, intasando il traffico veicolare in prossimità degli edifici scolastici con parcheggi contrari al codice ed al buon senso durante le ore di punta, un caso che credo sia a tutti noto è quello della scuola media Marzabotto Giulio Cesare.

A scuola in questa città si può arrivare agevolmente a piedi o utilizzando i mezzi pubblici, oppure in bicicletta.

Ci piacerebbe, infine, istituire in questa città, sulla falsa riga di quanto accade in altre città italiane, delle cosiddette zone 30, dove la velocità dei mezzi circolanti non superi i 30 km/ora in assenza di piste ciclabili, onde salvaguardare l'incolumità dei ciclisti, secondo quanto previsto da un disegno di legge “salva-ciclisti” attualmente in discussione in parlamento e di cui auspichiamo l’approvazione.


La salute

Il Sindaco è per Legge responsabile della salute pubblica. Questo ruolo è stato interpretato in modi diversi nel tempo e comunque sempre al di sotto delle reali possibilità.
Il Comune e quindi il Sindaco, secondo la visione di Brindisi Bene Comune, deve interpretare questa sua prerogativa soprattutto riguardo alla "prevenzione".
Per prevenzione si intende non già la diagnosi precoce delle malattie, ma tutte le iniziative politiche perchè le modalità di svolgimento della vita quotidiana (urbanistica, scuola, lavoro, trasporti, energia, tempo libero, casa ecc.) espongano il meno possibile i cittadini e soprattutto le fasce più deboli (bambini, anziani, gestanti) a rischi per la loro salute. In altri termini la "prevenzione vera".

In un sito inquinato di interesse nazionale come Brindisi sono urgenti:

  • gli interventi di bonifica delle aree pesantemente inquinate;
  • l'allontanamento dall'abitato di fonti di rischio come la centrale di Costa Morena ed altre attività con emissioni in atmosfera;
  • la promozione del trasporto pubblico e del trasporto su due ruote;
  • l'attivazione di una rete di monitoraggio in continuo di un maggior numero di inquinanti rispetto a quello oggi possibile con le centraline;
  • il monitoraggio in continuo delle emissioni al camino;
  • il censimento dell'amianto friabile e il sostegno pubblico alla sua rimozione.

La bonifica deve essere oltre che opera di risanamento ai fini produttivi ed igienici (Treccani) anche occasione per avviare, o sostenere se già esistenti, imprese ed enti pubblici di ricerca (Cittadella) che hanno come missione o che potrebbero avere interesse a sviluppare tecnologie finalizzate a rendere salubri matrici ambientali devastate dall'industrializzazione del secolo scorso. Brindisi che tanto ha subito per lo sviluppo industriale, deve pretendere il sostegno ad attività con elevato contenuto tecnologico finalizzate nell'immediato alla bonifica e nel lungo termine al progresso sociale e culturale dell'intero territorio provinciale e persino interprovinciale se tale proposta è sostenuta da realtà simili (Taranto).
A Brindisi sul tema della salute non si può non guardare al passato. Se l'area industriale è inquinata non è possibile che gli organismi umani siano rimasti indenni da questo fenomeno. Prima di tutto i lavoratori impiegati all'interno della grande industria. Su di loro è necessario condurre indagini epidemiologiche per accertare i danni subiti e richiedere una sorveglianza sanitaria di quanti sono andati in pensione (Comitato Vittime del Petrolchimico).
Indagini epidemiologiche devono anche essere condotte su quella parte di popolazione a rischio perchè residente vicino alle fonti di emissione di sostanze pericolose. Non serve continuare a produrre dati sulla generalità della popolazione cittadina. E' necessario focalizzare l'attenzione su quella parte della cittadinanza più vicina al pericolo e, tra questa, i bambini e le donne in gravidanza.
Il Comune deve favorire con risorse proprie ma anche con progettualità su bandi nazionali ed europei la crescita culturale degli istituti di ricerca locali, i loro collegamenti con istituzioni/università nazionali e la loro internazionalizzazione.
Il Sindaco ha anche compiti propositivi e consultivi sulla programmazione sanitaria e sull'organizzazione dei servizi sanitari e sui bilanci della ASL.
Il Sindaco che ha in mente Brindisi Bene Comune è un Sindaco interessato a che le risorse per la prevenzione siano spese bene. Pretenderà, in linea con la missione della "prevenzione vera", che i controlli degli alimenti e delle acque per uso umano e di balneazione siano numerosi e frequenti. Si interesserà anche dell'ospedale cittadino, come nessun Sindaco ha fatto in questi anni, per recuperare quel ruolo di riferimento che la mancanza di alcuni reparti fondamentali gli ha fatto perdere (cardiochirurgia, chirurgia toracica, gastroenterologia). Un ospedale efficiente è interesse di tutti i cittadini della provincia che così troverebbero risposte efficaci vicino casa, senza essere costretti a migrazioni sanitarie ed a conseguenti perdite di reddito.
Con la ASL il Sindaco concorda la parte sociale dell'assistenza socio-sanitaria. Il Sindaco di BBC ha tutto l'interesse a ridurre le difficoltà delle fasce deboli con il potenziamento del sostegno agli anziani non autosufficienti, ai disabili.
La sanità è vista erroneamente solo come sistema di erogazione di prestazioni, come spesa improduttiva e come macchina clientelare. Purtroppo è anche questo. In realtà, una visione differente, imposta dalla politica al management, che promuova il collegamento con la realtà produttiva locale e lo sviluppo dell'attività di ricerca in collaborazione con le agenzie locali della conoscenza sarebbe di beneficio per ammalati ed economia locale.



Open Government

Cosa è?

L’Open Government è un insieme di pratiche volte a migliorare la vita dei cittadini, attraverso una collaborazione attiva con le Pubbliche Amministrazioni, basata sui principi della trasparenza, sulla accessibilità delle informazioni e della partecipazione.
L’open Governement è uno dei punti dell’Agenda Digitale Europea e non è da confondersi con l’eGovernement, cioè l’informatizzazione dei servizi della P.A. che è comunque alla base dell’intero processo.
L’Open Government non è appannaggio dei paesi occidentali più sviluppati ma si sta imponendo come modello di sviluppo e rinascita anche dei paesi del terzo mondo o in via di sviluppo come ad esempio ilKenia, Brasile e India.
Uno dei pilasti dell’Open Government è il tema degli Open Data, cioè l’insieme dei dati raccolti da una organizzazione (in questo caso la P.A.) che ne garantisce il libero e facile ri-uso.

L'adozione di buone pratiche di Open Governement permette di:

  1. ridurre i costi di gestione della cosa pubblica;
  2. sviluppare ed erogare servizi più efficienti;
  3. sviluppare nuove opportunità anche sotto il profilo occupazionale, culturale ed imprenditoriale.

A - Riduzione dei costi
Con l’adozione delle pratiche di Open Government la P.A. può ottimizzare le risorse attraverso:

  1. il contenimento dei costi: grazie al contributo pro-attivo dei cittadini, delle imprese e delle organizzazioni nell’indicare i problemi e suggerire le soluzioni più efficienti su cui orientare le scelte, fornendo anche nozioni specialistiche, supporto e riferimenti puntuali;
  2. la riduzione degli sprechi: grazie al ri-uso dei dati prodotti dalla P.A. che possono essere utilizzati da altri soggetti in grado di fornire strumenti di verifica e controllo delle attività;
  3. l’incremento di produttività nell’erogazione dei servizi: grazie alla condivisione di buone pratiche sia all’interno della P.A. che all’esterno, in particolare migliorando la comunicazione con gli utenti e migliorando la qualità del lavoro dei dipendenti pubblici.

B - Servizi più efficienti
Si può rendere più efficiente l’erogazione dei servizi della P.A., attraverso:

  1. Adozione di modelli organizzativi continuamente migliorati grazie all’impiego di pratiche partecipative, così da poter garantire una costante evoluzione delle modalità di erogazione dei servizi;
  2. Riorganizzare i processi, in maniera da ridurne le operazioni, ottimizzarne i tempi e migliorarne la comunicazione per una piena e completa fruizione dei servizi (es: rilascio di un permesso);
  3. Liberare i dati che la PA già produce, in maniera da garantirne il libero ri-uso favorendo terze parti nella creazione di nuovi servizi basati sui dati-aperti.

C - Sviluppo e nuove iniziative
L’OpenGovernment, ed in particolare gli OpenData, permettono di utilizzare dati che la P.A. già raccoglie per il suo funzionamento (es: dati sul traffico, dati sull’economia, dati sulla geografia, etc...) in maniera da favorirne il ri-uso da parte di terzi, sia nella costruzione di nuovi strumenti e servizi utili agli utenti.

Alcuni esempi virtuosi

Translink
L’azienda di trasporto di Vancouver che attraverso gli opendata ha aumentato il numero dei passeggeri, senza aumentare i costi.

Fix my street
Una applicazione per segnalare le strade da riparare

Decoro Urbano
Una applicazione per segnalare le aree di degrado

Factual
Una startup americana che fa business vendendo le analisi sugli opendata. Ha già raccolto oltre € 25 M di venture capital

Opening Up government
Un risparmio di € 121 M, grazie ad una mappatura degli uffici e una loro riorganizzazione

OpenMunicipio
Per mettere a disposizione dei cittadini strumenti gratuiti per una migliore e partecipata gestione della cosa pubblica

Opportunità

Al momento sono moltissime le opportunità che si potrebbero cogliere sul tema Open Government; non solo quelle dettate dagli aspetti indicati in precedenza ma anche la possibilità di partecipare ad iniziative regionali, nazionali ed europee che prevedono uno stanziamento di fondi volti a lavorare sul tema degli Open-Data e delle Smart-Cities.


PROPOSTE
  • Costruire una piattaforma per liberare i dati della PA, anche in virtù del rifacimento dell’intero NUSICI la cui gara d’appalto è scaduta a fine giugno 2011 e di cui non si hanno notizie.
  • Partecipare alle diverse iniziative sia nazionali che europee.
  • Stimolare, attraverso l’impiego di canali a costo-zero la conversazione produttiva tra cittadini, imprese ed organizzazioni per favorire l’individuazione dei problemi e un approccio ad individuare soluzioni basate sul dialogo, la partecipazione e la condivisione di fatti e dati.
  • Organizzare degli eventi di formazione informale coinvolgendo esperti del settore affinché si possa conoscere ed apprezzare meglio la cultura ed il valore dell’OpenGovernment.
  • Organizzare dei contest, in maniera da favorire la partecipazione ad iniziative di Civic-Hacking che possano contribuire alla co-progettazione e alla co-realizzazione di nuove soluzioni, coinvolgendo anche le aziende del territorio.
  • Attirare talenti per creare nuove aziende che possano fare business sfruttando gli OpenData


© BRINDISI BENE COMUNE


Brindisi, 9 marzo 2012



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